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21 Ago 2010

Fujtevenne!

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tratto da www.ilfattoquotidiano

2064, catastrofe ambientale a Napoli di Tommaso Sodano

La Procura della Repubblica di Napoli con i PM Alessandro Milita e Giuseppe Narducci ha chiuso le indagini con la richiesta di rinvio a giudizio per l’avv. Cipriano Chianese, già detenuto agli arresti domiciliari per la gestione della società Resit, Claudio De Biasio, ex direttore generale del Consorzio Ce4, poi al Commissariato di Governo per l’emergenza rifiuti e infine alla Protezione civile di Bertolaso; Giulio Facchi, ex subcommissario di governo per l’emergenza rifiuti in Campania; Bruno Orrico, funzionario presso la stessa struttura; Sergio Orsi, ex direttore generale della società Ecoquattro; Giuseppe Valente, ex presidente del consorzio Ce4 e del consorzio Impregeco. Stralciata invece la posizione dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino. Uomini del grande affare rifiuti in Campania che è costato 2 miliardi di euro allo Stato e che, nonostante gli annunci roboanti della coppia Berlusconi – Bertolaso, è lungi dall’essere risolto e che ha rappresentato il punto più basso del consociativismo politico con personaggi della destra e del centrosinistra, e del malaffare, sulla pelle dei cittadini campani e dell’ambiente devastato.

Nelle carte dell’inchiesta anche la relazione di un consulente , il geologo Giovanni Balestri, depositata il 31 marzo, che descrive una situazione apocalittica che mostrerà i suoi effetti, al più tardi tra 50 anni . Stiamo parlando delle discariche a nord di Napoli al confine con la provincia di Caserta, nei comuni di Giugliano, Parete, Villaricca, Qualiano, Villa Literno. Terre un tempo fertilissime e generose con la gente che le abitava e oggi teatro di un disastro ambientale annunciato e certificato con analisi scientifiche accurate. Nel 2064 ci sarà il picco della degenerazione delle sostanze inquinanti, del percolato derivante dalle 341mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi (a cominciare dai fanghi dell’Acna di Cengio), dalle oltre 500 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, dalle 305 mila tonnellate di rifiuti solidi urbani che raggiungerà le falde più profonde avvelenando centinaia di ettari, chilometri e chilometri di territorio, rendendolo invivibile per uomini, animali e coltivazioni agricole. Un’area che è anche investita da un’altra problematica gravissima: la presenza di oltre 10 milioni di ecoballe di rifiuti, “piramidi” come simbolo del fallimento della gestione dei rifiuti in quella terra.

Purtroppo all’azione criminale della camorra che per raggiungere il proprio profitto non si faceva scrupolo di avvelenare la terra, ha fatto seguito anche l’irresponsabile comportamento dello Stato con il Commissariato di Governo per l’emergenza rifiuti, che ha utilizzato quelle discariche fino al 2005, pur sapendo che l’impermeabilizzazione di quelle discariche era inesistente o insufficiente. L’emergenza ha coperto tantissime nefandezze e la cricca continuava ad ingrassare.

E’ il caso di riprendere la dichiarazione del pentito Gaetano Vassallo che ha aperto, con le sue rivelazioni, uno squarcio sul “Sistema” che vedeva coinvolte le imprese, le famiglie della camorra e gli esponenti politici di riferimento.

“Intendo riferire su questi argomenti: smaltimento illegale dei rifiuti speciali, tossici e nocivi, a partire dal 1987-88 fino all’anno 2005. Smaltimenti realizzati in cave dimesse, in terreni vergini, in discariche non autorizzate e in siti che posso materialmente indicare, avendo anche io contribuito allo smaltimento. Le faccio presente che si tratta di smaltimenti realizzati in forma organizzata, unitamente ad altre persone, sia appartenenti (omissis), che legati al crimine riorganizzato e, in particolare, unitamente ad esponenti del clan dei Casalesi, (omissis) ed altre persone affiliate al clan dei Casalesi(…)

Tutti i gestori delle discariche erano ovviamente d’accordo sulle modalità di gestione del traffico. La discarica di Chianese fu persino, per un periodo, gestita direttamente da Zagaria Vincenzo. La società commerciali prendevano 10 lire al chilo, per rifiuto, somme che venivano versate al clan; tale accordo riguardava i soli rifiuti extra-regionali, si trattava praticamente, in via esclusiva, di rifiuti speciali. I clan guadagnarono, solo da me, nel periodo in esame la somma complessiva di due miliardi di lire; noi, inteso i fratelli Vassallo, incassammo circa 10 miliardi di lire. Sottolineo che si trattava di ricavi riguardanti soltanto il traffico dei rifiuti speciali di provenienza extra-regionale, gestiti dalle commerciali mafiose

Una volta colmate le discariche, i rifiuti venivano interrati ovunque, anche in modo abusivo.”

In questo contesto c’è bisogno di giustizia, che qualcuno finalmente cominci a pagare per le gravissime responsabilità e per i gesti criminali prodotti Ma c’è anche bisogno di un intervento urgente per bonificare la terra, i pozzi, le falde, i corsi d’acqua inquinati, per evitare che tra qualche anno non ci sia come unica soluzione il “fujtevenne”, scappate via da questa terra maledetta.

21 Ago 2010

Francesco Cossiga – La leggenda del falso picconatore

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tratto da www.ilfattoquotidiano.it
di Massimo Fini
Che Francesco Cossiga sia stato “il picconatore” della Prima Repubblica, come hanno titolato ieri tutti i giornali, di destra e di sinistra, è una leggenda metropolitana che non si capisce come si sia potuta creare. Se “picconò” mai qualcosa fra il 1990 e il 1992, quando era Capo dello Stato, fu proprio quello che allora veniva chiamato “il nuovo che avanza”: la Lega, la Rete, Leoluca Orlando, Mani Pulite.

La telefonata a Miglio
Prima delle elezioni del 1990, violando ogni regola di imparzialità imposta dalla sua carica, attaccò pesantemente la Lega allora agli albori e qualche mese dopo definì i leghisti “criminali”. Inaudita è la telefonata intimidatoria che fece a Gianfranco Miglio, il principale consigliere di Bossi, come qualcuno ricorderà, il 26 maggio 1990, pochi giorni dopo le elezioni, e che lo stesso Miglio ha raccontato in un libro: “Rovinerò Bossi facendogli trovare la sua automobile imbottita di droga; lo incastrerò. E quanto ai cittadini che votano per la Lega li farò pentire: nelle località che più simpatizzano per il vostro movimento aumenteremo gli agenti della Guardia di Finanza e della Polizia, anzi li aumenteremo in proporzione al voto registrato. I negozianti e i piccoli e grossi imprenditori che vi aiutano verranno passati al setaccio: manderemo a controllare i loro registri fiscali e le loro partite Iva; non li lasceremo in pace un momento. Tutta questa pagliacciata della Lega deve finire” (Io, Bossi e la Lega, Mondadori, 1994, p. 28). E Miglio così proseguiva: “Confesso che la sorpresa provocatami in questa sfuriata mi lasciò senza parola. Cossiga era per me un amico ma era anche il Presidente della Repubblica! Mi avevano detto che piccoli operatori economici in odore di leghismo, avevano ricevuto insistenti ispezioni della Finanza; ma se addirittura il custode della Costituzione era pronto ad avallare atti illeciti a danno di cittadini colpevoli soltanto di avere un’opinione politica diversa da quella dominante, dove andavano a finire le garanzie dello Stato di diritto?”.
Cossiga non ha mai querelato Miglio per queste affermazioni gravissime che denunciavano atti (la telefonata intimidatoria con i suoi corollari) che andavano ben oltre la violazione clamorosa del galateo istituzionale ma che non possono essere definiti altrimenti che criminali e che non hanno precedenti, nella pur nebulosa storia dell’Italia repubblicana e che in qualsiasi altro Paese avrebbero provocato l’avvio immediato di un procedimento di impeachment. Ma gli scricchiolanti partiti della Prima Repubblica, che stavano per essere abbattuti dai colpi di maglio della Lega e di Mani Pulite, si guardarono bene dal muovere orecchia, plaudirono anzi alle iniziative antileghiste e anti-magistratura così come oggi altri partiti, diversi nei nomi ma non nella sostanza, e le più alte cariche dello Stato lo beatificano come “Padre della Patria” e definiscono “insigne costituzionalista” un uomo che ha sistematicamente violato, e nei modi più gravi, la Costituzione (sia detto di passata: docente di Diritto Costituzionale Francesco Cossiga non ha mai scritto un rigo in materia se non, nel 1950, una nota sulla Rassegna di diritto pubblico che conteneva un clamoroso errore sulle attribuzioni dei Pubblici ministeri e nel 1969, fatto credo unico, il Consiglio di Facoltà dell’Università di Sassari, su richiesta degli studenti, gli revocò la cattedra dopo che il futuro “Presidente emerito” era stato bocciato due volte agli esami per diventare ordinario, per salvarlo gli inventarono una cattedra di “Diritto costituzionale regionale”).

Il grande difensore
In compenso, se picconava “il nuovo che avanza”, Cossiga difese fino all’ultimo i socialisti che dell’ancien régime e delle sue sozzure, delle sue tangenti, delle sue prevaricazioni erano considerati l’emblema. “Perché li difende?” gli chiesi una volta che mi aveva invitato al Quirinale dolendosi per alcune critiche che gli avevo mosso. “Oh bella – rispose – perché i socialisti difendono me”. Che non mi sembra un bel modo di ragionare per un Presidente della Repubblica. Del resto nella Prima Repubblica, e proprio nel suo centro, la Democrazia Cristiana, aveva fatto tutto il suo “cursus honorum”. Lui stesso ammise, in un momento di rara lucidità, di essere “un puro prodotto dell’oligarchia”.
Forse l’averlo confuso con un “picconatore” deriva dal fatto che negli ultimi due anni del suo settennato si mise a insultare, nel modo più gratuito e sguaiato, uomini politici e non, con cui aveva vecchie e nuove ruggini personali: “piccolo uomo e traditore” (il dc Onorato), “cappone” (il dc Galloni), “zombie con i baffi” (il pds Occhetto), “poveretto” (il dc Flamigni), “analfabeta di ritorno” (il dc Zolla), “mascalzone, piccolo e scemo” (il dc Cabras), “cialtrone e gran figlio di puttana” (Wallis, caporedattore della Reuter) e, infine, un onnicomprensivo “accozzaglia di zombie e di superzombie” appioppato all’intero Parlamento.
Da allora si aprirono le cateratte e furono una serie di messaggi trasversali, cifrati, allusivi, intimidatori, secondo il suo miglior stile. Ricattò il governo con una grottesca e inapplicabile “autosospensione”, minacciò undici volte le dimensioni, minacciò una crisi perché due parlamentari si erano permessi di concedere un’intervista a La Repubblica, giornale a lui sgradito.

Finito il suo mandato si sperò che di Francesco Cossiga non si sarebbe sentito parlare più. E invece ha continuato a mestare, a mandare messaggi trasversali, a creare partitini (l’Udr, l’Upr, l’Associazione XX settembre, il Trifoglio) che otterranno sempre percentuali di albumina, senza però dismettere mai quell’aria di arrogante superiorità che non si capisce bene su che si fondasse se non sul suo delirio narcisistico che tutto riportava a sé, tutto riferiva a sé, come se il mondo intero ruotasse intorno alla sua augusta persona. È stato un vecchio malvissuto. E noi non saremo così ipocriti da scrivere ora, perché è morto, cose diverse da quelle che scrivevamo quando era vivo.

21 Ago 2010

La guerra al terrorismo

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Un video di Gino Strada fondatore di Emergency, che parla di terrorismo. Immaginate se Lui fosse il candidato Premier, un sogno, altro che Obama. Le sue parole sono un vero programma politico, da non perdere.

 

 

 

 

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2 Apr 2010

Elezioni Comunali 2009 dati definitivi

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Elettori 5.269
Votanti 2.426 46,04 %
Candidati sindaco e liste Voti % Seggi
SARNO MARINO
eletto
LISTA CIVICA - IL SOLE LISTA CIVICA – IL SOLE 2.149 94,87 11
DI FEO ANTONIO
LISTA CIVICA - ALLEATI PER CAMBIARE LISTA CIVICA – ALLEATI PER CAMBIARE 116 5,12 5

Totale voti 2.265
Schede bianche 85 3,50 %
Schede nulle 76 3,13 %
Schede contestate e non assegnate - -
l Sole Uniti per Volturara

Del Percio Carmine 75
Del Percio Emilio 136
Di Meo Ferdin. Giovanni 97
Di Meo Genuino 192
Di Meo Luigi 197
Feo Vittorio 154
Gallo Gianluca 136
Marra Mario Francesco 217
Monzione Elvio 88
Monzione Luca 118
Nardiello Giuseppe 115
Picardo Benigno 50
Risoli Giovanni 112
Risoli Antonio 147
Sarno Denise 73
Zirpolo Massimiliano 104

Alleati per cambiare


Barbone Giuseppe 0
Catarinella Eleonora 1
Del Sordo Salvatore0
Di Feo Eugenio 28
Di Meo Errico 8
Di Meo Gerardina 0
Imperiale Eugenio 19
Manganaro Sonia 0
Marra Salvatore 23
Meo Agostino 1
Monzione Fabrizio 0
Picardo Francesco 5

Eletti maggioranza:

Francesco Mario Marra, Luigi Di Meo, Genuino Di Meo, Vittorio Feo, Antonio Risoli, Gianluca Gallo, Emilio Del Percio, Luca Monzione, Giuseppe Nardiello, Giovanni Risoli, Massimiliano Zipolo.

Sindaco uscente:
Edmondo Marra (centrosinistra), eletto il 28 maggio 2006 con il 52,9%

2 Apr 2010

Regionali 2009: dati definitivi Comune di Volturara Irpina

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UDEUR POPOLARI 83
IACOBELLI GIOVANNI: 41
SACCO CLAUDIO: 0
BELLO TIZIANA: 17
GRASSO ANTONELLA: 0
MANZO ROCCO: 20


DI PIETRO ITALIA DEI VALORI 204
CECCACCI LUCIANO: 82
CIANO MARIANNA: 12
GIOVA MARIA: 31
SARNO DOMENICO: 16
VOLPE ANTONIO: 1


IL POPOLO DELLA LIBERTA’ 444
D’ERCOLE FRANCESCO: 107
CASTELLUCCIO ROBERTO: 43
CUSANO GENEROSO: 20
RUGGIERO ANTONIA: 87
VALENTE MARIACARMELA: 2


UNIONE DI CENTRO 422
AMBROSONE ENZA: 149
FOGLIA PIETRO: 298
PRATOLA RAFFAELLA: 4
SIRIGNANO VINCENZO: 38
VILLANI ALBERICO: 1


PARTITO DEMOCRATICO 316
D’AMELIO ROSA: 176
GIORDANO GIANDONATO: 4
GRASSI VANDA: 42
PENNETTA DONATO: 28
VITTORIA DOMENICO FRANCESCO: 3


LA DESTRA 20
CAMPARDELLI CRISTINA: 0
SULLO MARIA GIUSEPPA: 1
LETTIERI EUGENIO: 6
LOTRECCHIANO ANGELO: 0
MACCANICO ANTONIO: 0


RIFOND.COM. – SIN.EUROPEA – COM.ITALIANI 18
DELLA PIA ANTONIO: 0
TARTAGLIA GIUSEPPE: 0
IACOBUCCI ROSSELLA: 3
PELUSO CARMEN RITA: 0
DE FILIPPIS ROBERTO: 3


LISTA MARCO PANNELLA – EMMA BONINO 3
MINIERI MICHELE ARCANGELO: 0
TANGA ROCCO: 0
SERRATI ELEONORA: 0
SOMMA EMMANUELE: 0
STELLA VALENTINA: 0


ALLEANZA PER L’ITALIA 13
RUSSO GIACINTO: 1
DELLA VALLE RAFFAELE: 3
VIETRI ALBA: 0
SANTORO VALERIE: 0
DE FILIPPIS ANGELA: 0


MOVIMENTO BEPPEGRILLO.IT 22
SIBILIA CARLO: 0
GUIDI TIZIANA: 1
NAZZARO FRANCESCO: 1
OLIVIERO CLEMENTE ANTONIO: 0
FESTA SARA: 1


MPA-NUOVO PSI-PRI ED ALTRI 184
BENIGNI GENEROSO: 102
GIUDITTA PASQUALINO: 32
LUCIDO VINCENZO: 32
SCHIANO DI COLA CINZIA: 1
FRUNCILLO INES: 9


LIBERTA’ E AUTONOMIA NOI SUD 78
BLUNDO ROSANNA: 0
DE STEFANO GENEROSA: 14
DE VITA CARMINE ANTONIO: 10
LO CONTE FRANCESCO: 26
NAPPI SERGIO: 31


FED.VERDI-L’ALTRO SUD 71
PUORRO PASQUALE: 0
PALLADINO SABRINA: 0
TRONCONE GERARDO: 4
DI RITO NORMA: 0
ADDEO FRANCESCO: 47


CAMPANIA LIBERA 49
GUARINO CARMEN: 3
PELLINO CARMELINA: 0
CIANCIULLI SALVATORE: 22
DEL REGNO PELLEGRINO: 2
TARANTINO NICOLA: 0


ALLEANZA DI CENTRO-DEMOCRAZIA CRISTIANA 70
ALAIA VINCENZO: 45
BEFI ANGELA MARIA: 0
GAGLIARDI PIO: 0
TELARO PATRIZIA: 23
ZECCHINO ETTORE: 6


SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ – PSE 31
LA VITA GIOVANNI: 0
VALENTINO MARIA GRAZIA: 10
IANNONE ARCANGELA: 0
PETOIA ANTONIO: 7
TODINO FERNANDO: 1

16 Set 2009

La Privatizzazione dell’Acqua

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23 Ago 2009

Super testimone senza scorta

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di Benny Calasanzio – 23 agosto 2009
il 19 agosto il Corriere della Sera dedica un ampio servizio alla notizia che il bispregiudicato Vittorio Sgarbi beneficerà della tutela armata da parte del Ministero degli Interni…
…per via di alcune intimidazioni e telefonate anonime ricevute in quest’ultimo periodo, istigate, niente di meno, che dal mandante Beppe Grillo. Altre fonti parlano di una scorta affibbiata al critico d’arte copiatore per evitare pericoli di suicidio, essendo molto probabilmente l’unico vero rischio corrente per il pregiudicato biondo che fa impazzire il mondo.

Nessuno spazio invece, nemmeno una schizinosissima breve, per una notiziola che sta circolando clandestinamente se si eccettuano una paio di quotidiani e una decina di siti internet: nella notte in cui il Corsera dava alle stampe la terribile notizia del pericolo di morte imminente corso da Sgarbi, due sconosciuti si sono introdotti nell’abitazione del super testimone di giustizia Pino Masciari, che seppur uscito dal programma dopo indecenti peripezie, tra le quali la scorta al singhiozzo e lo sputtanamento dei suoi dati personali e dei dettagli riservati da parte del responsabile della sua sicurezza, il sottosegretario Alfredo Mantovano (celebre l’intervento sul Corsera in cui snocciolava i dettagli economici offerti a Masciari per abbandonare il servizio di protezione), ha ricevuto per iscritto garanzie di protezione fino alla cessazione totale dei rischi a suo carico. Parliamo non del piccolo commerciante che denuncia i suoi esattori, altra specie a rischio estinzione, ma dell’allora settimo imprenditore della Calabria che ha fatto saltare un sistema mafioso mandando alla sbarra il clan ‘ndranghetista degli Arena e facendo condannare pure un alto magistrato per corruzione. Come ci racconta la moglie di Pino, Marisa, «erano le tre della notte, e noi stavamo dormendo nella nostra camera, mentre i bambini nelle loro camerette che danno sul corridoio. Sono stata svegliata da dei passi tonfi, che venivano verso la camera da letto. Ho pensato fosse mio figlio, e allora ho sollevato la testa chiamandolo per nome». Marisa apre gli occhi e vede un’ombra imponente ai piedi del letto che, scoperto dalla donna, si lancia verso il balcone e si butta giù dal primo piano nel giardino dei Masciari. «Ho iniziato ad urlare e quando Pino è saltato in piedi ed è andato verso il giardino nell’ingenuo tentativo di inseguirli, di scoprire chi fossero, ha visto anche un altro uomo che probabilmente si era appena lanciato dall’altro balcone di casa e stava raggiungendo a piedi l’auto a fari spenti che li aspettava, una Opel Astra station wagon grigia, abbastanza nuova».

Ora, tutto ciò traumatizzerebbe ognuno di noi, dal metalmeccanico di Buccinasco all’architetto di Platì, che nonostante alcuni «abitanti» comuni, sono due città diverse. Ma se sei un testimone di giustizia tra i più efficaci e se sai di essere in costante pericolo di vita, non credo debba fare un gran bell’effetto trovarsi un omone grande e grosso ai piedi del letto, nella camera più intima di un matrimonio, dove nessuno, a parte i figli insonni, dovrebbe avere accesso. Se siano stati dei balordi o uomini mandati come avvertimento, o peggio ancora killer interrotti a metà del lavoro, questo né Pino né Marisa lo sanno. Il dato certo è che due uomini, peggio ancora se semplici balordi, sono riusciti in tutta tranquillità ad introdursi nella casa di un testimone di giustizia ufficialmente protetto dallo Stato e a gironzolare, fino a quando la coppia non li ha messi in fuga. Farebbe piacere sentire il parere di Mantovano, e del Sistema centrale di protezione, chiedere se è questo che offrono agli imprenditori cui chiedono di denunciare. Ma purtroppo, anche dopo l’intervento della Polizia, chiamata dai Masciari, nessuno ha ritenuto di dover contattare la famiglia. «E’ facilmente immaginabile lo stato d’animo di mio marito. La notte ha definitivamente smesso di dormire e passa le ore da una finestra all’altra dell’appartamento a controllare, un po’ quello che dovrebbe fare il servizio di tutela. Se fossero stati dei killer avrebbero fatto una strage, ci avrebbero ammazzati nel sonno assieme ai bambini. Siamo arrivati davvero al limite». E nel caso non fossero stati uomini dei clan, beh, ora i galantuomini calabresi sanno che l’accesso alla dimora di uno dei più importanti testimoni di giustizia italiani, citato come esempio dalla penultima commissione Antimafia, è un porto di mare. Basta non fare rumore.

Tratto da: antefatto

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20 Ago 2009

Una storia italiana,

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 Sulla pista dei mandanti esterni

Di Gianni Barbacetto*

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30 Lug 2009

Verso la fine dello stato di diritto

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Verso la fine dello stato di diritto PDF Stampa E-mail

di Luigi de Magistris – 30 luglio 2009
Credo sia un grave errore pensare che il governo Berlusconi, la maggioranza berlusconiana, non persegua una ben precisa strategia che mira a modificare in modo radicalmente autoritario ed illiberale il nostro paese.

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30 Lug 2009

Luigi Apicella lascia la magistratura.

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Caso de Magistris: Luigi Apicella lascia la magistratura. ”L’Anm mi ha lasciato solo”

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